Nota dell’Amministrazione comunale su Villa Eugenia

A chi si scandalizza della decisione dell’Amministrazione di aver optato per la transazione della causa relativa alla prelazione su Villa Eugenia bisogna ricordare che questa vicenda prosegue con continui ricorsi all’Autorità Giudiziaria da oltre 30 anni senza avere alcuna decisione definitiva né favorevole né contraria al Comune.

Nel 1978 l’allora proprietario di Villa Eugenia, Napoleone Bonaparte -che era nato nel 1914- tramite un suo procuratore in Italia, vende la villa alla ditta Lumar S.r.l., società di proprietà del Sig. Marchetti Luigi per l’importo di 250 milioni di lire.

Trattandosi di bene storico artistico la norma vigente prevedeva che o il proprietario cedente o l’acquirente (società Lumar S.r.l.) o il Notaio che aveva redatto il contratto avrebbero dovuto comunicare allo Stato e quindi alla Soprintendenza per i beni storico artistici l’avvenuta cessione, in modo da consentire allo Stato stesso o agli enti territoriali ove il bene era ubicato di azionare il diritto di prelazione per l’acquisto del bene stesso al prezzo indicato nel contratto.

In questa fase però nessuno dei tre soggetti sopra indicati comunicò la vendita alla Soprintendenza.

La ricostruzione della vicenda ha portato a reperire tra gli atti del Comune una delibera del Consiglio Comunale (n. 115) del 7 aprile 1988, con la quale l’allora Amministrazione decideva di espropriare la villa ed approvava una perizia del tecnico comunale che quantificava provvisoriamente l’indennizzo in lire 1.005.743.000.

Dopo aver iniziato la procedura espropriativa e dopo aver resistito a vari ricorsi della ditta Lumar all’inizio degli anni ’90, il Comune rinunciava all’esproprio.

Ciò dimostra che chi oggi afferma con tanta facilità che il Comune era in grado di acquisire agevolmente tale bene non tiene conto della realtà.

Nel 2001 la Lumar S.r.l. che era proprietaria di tale solo bene, Villa Eugenia, vendette l’intera quota proprietaria di Lumar alla società Azzurra S.r.l..

La comunicazione della vendita alla Soprintendenza avviene solo tardivamente nel 2004 e quest’ultima comunicò la vendita al Comune solo nel 2006.

A seguito di questa comunicazione, il Comune decise di impiantare una causa per poter esercitare il diritto prelazione, pur sapendo che era una situazione molto critica e non certa come già evidenziato. Le criticità emergevano dal parere degli avvocati Claudio Netti e Cristina Cingolani, allegato all’atto di consiglio 124/2006.

È stato anche appurato che il Consiglio Comunale aveva già agli atti un parere del suo legale di fiducia, Avv. Ranieri Felici di Cingoli, che avvertiva il Comune che con tutta probabilità la prelazione non l’avrebbe potuta esperire sul prezzo di Lire 250 milioni dell’atto del 1978, ma su quello ben più consistente di Lire 3 miliardi (Euro 1.549.369,69) indicato nella vendita della quota della Lumar alla Azzurra S.r.l. del 2001.

Da allora, sono passati già dodici anni senza alcuna decisione definitiva e il bene nel frattempo ha continuato il suo inesorabile declino, con il crollo della copertura e la perdita di quanto vi era di artistico al suo interno.

Per il 7 novembre 2018 era prevista un’udienza della causa di fronte al Tribunale Amministrativo delle Marche che vede contrapposta al Comune la società proprietaria (Lumar S.p.a.), ma anche questa udienza non sarebbe stata altro che un ulteriore passo di questa vicenda oltremodo lunga e dispendiosa.

Anche qualora il prossimo novembre vi fosse stato un pronunciamento del TAR sia favorevole che contrario al Comune, bisognava mettere in conto un’altra impugnazione della sentenza dinanzi al Consiglio di Stato con tempi difficilmente prevedibili, ma sicuramente di anni ed in questa situazione di incertezza né la proprietà attuale (Lumar S.p.a.) né il Comune avrebbero iniziato a recuperare l’immobile ed anche l’eventuale possibilità di ottenere finanziamenti storico artistici sarebbe sfumata, cosa in effetti avvenuta nel 2015.

Con la prossima udienza della causa di Lumar contro il Comune e il Ministero per i Beni Culturali, che chiede l’annullamento della deliberazione consiliare n. 124/2006 non è dato sapere quando la causa verrà a decisione e comunque non è dato sapere né l’esito né, in caso di giudizio favorevole al Comune sul diritto su quale indennizzo il giudice avrebbe fissato la decisione, in base ad un principio giuridico per il quale bisogna rifondere al privato la perdita del bene, aggiungendo a ciò gli svariati milioni di euro che occorrerebbero per ristrutturare la Villa.

In tutto questo contesto si è sviluppata l’ipotesi della transazione che è iniziata con una prima offerta della Lumar di 150.000,00 Euro, a cui ha fatto seguito una lettera del Comune di non accettazione, cui è seguita una seconda offerta per 220.000,00 Euro.

Su questa ipotesi transattiva il Comune ha chiesto il parere del proprio legale ha evidenziato che a Lei non sarebbe spettata la valutazione dell’opportunità o meno di acquistare Villa Eugenia, in quanto questa valutazione rimaneva tutta in capo al Comune, ma metteva in evidenza le varie criticità della causa in corso e l’incertezza circa il criterio che il Giudice avrebbe potuto adottare per la fissazione dell’indennizzo, nonché la probabilità di impugnativa della decisione del TAR qualora fosse stata favorevole al Comune.

Se dal 2006 al 2018 per oltre 12 anni le azioni giudiziarie non avevano ancora portato alcuna certezza né a favore del Comune, né contro l’Amministrazione, si è considerato che con tutta probabilità la prosecuzione della situazione di stallo sarebbe durata ancora per anni. Per questo motivo l’Amministrazione ha optato per la transazione, valutando che questo avrebbe comunque portato un’utilità al Comune e consentito al bene di iniziare un percorso di recupero a carico dell’attuale proprietà – recupero secondo le previsioni del vigente Piano Regolatore che prevede la distinzione “turistico -residenziale”, operazione che dovrà avvenire comunque sotto il vincolo della Soprintendenza, con intervento di risanamento conservativo senza aumento di cubatura o modifiche di prospetti.

Chi oggi ci accusa poteva fare qualcosa negli anni in cui ha governato, poteva trovare soluzioni e invece non lo ha fatto, limitandosi a darci lezioni che non hanno però applicato quando è stato il momento di Villa Conti che è stata venduta a un privato senza che il comune tentasse di acquisirla a patrimonio.

Contenuto inserito il 02/08/2018
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